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"ANNO SCOLASTICO 2017-2018"

...timori, dubbi, domande: a quando le risposte?

Riapriamo dalla pausa estiva e, purtroppo, ritroviamo ad aspettarci gli stessi dubbi ed incertezze legate al prossimo anno scolastico. Anffas Brescia si è mobilitata, in collaborazione con altre associazioni ed istituzioni per cercare di ottenere risposte certe. Occorre, ovviamente, fare in fretta, e occorre che le risposte siano, come le chiamiamo noi, easy, facili, in modo che il diritto sia inequivocabilmente e chiaramente garantito.

In attesa di aggiornamenti, pubblichiamo alcune riflessioni ed approfondimenti.

Ripercorriamo cosa sta succedendo:

Il contesto: anno scolastico 2017/2018; scuole medie superiori; alunni e alunne con disabilità che necessitano di assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale e di un servizio trasporto che consenta la frequenza scolastica.

La normativa regionale: a seguito di specifici provvedimenti legislativi emanati (in particolare la L.r. 15/2017) che hanno preso atto della necessità di attribuire ad altri livelli istituzionali (Comuni e ATS) ciò che prima era di competenza delle Province, la Giunta regionale ha emanato la Delibera 6832, che definisce le procedure e i limiti a cui i Comuni si devono attenere per ricevere i contributi regionali per sostenere i costi del trasporto e dell’assistenza.

La situazione: emanata la delibera 6832 (siamo al 30 giugno 2017) si apprende che in relazione all’intensità del fabbisogno assistenziale, il contributo regionale copre sino ad un massimo di 10 ore settimanali (comprensive delle ore necessarie al coordinamento, uscite sul territorio, viaggi di interesse, ecc.). 10 ore alle quali, nel caso di disabilità complessa, viene riconosciuto un monte ore aggiuntivo.

Da lì in avanti, e sino ad oggi: dubbi, incertezze, preoccupazioni, allarmi, rabbia, timori, incognite. Sono questi gli stati d’animo che attraversano familiari, associazioni, istituzioni locali.

Sono davvero tante le domande che familiari, associazioni, Comuni, uffici scolastici territoriali si stanno facendo, e sono, ad oggi, insufficienti le risposte che la Regione sta dando. Soprattutto risulta assente la risposta alla domanda cruciale: nel caso in cui all’alunno con disabilità fossero necessarie ore di assistenza eccedenti il monte ore previsto (max 10 ore settimanali) chi paga?

Abbiamo volutamente ridotto ai minimi termini la domanda, consapevoli che avremmo dovuto utilizzare una formulazione del quesito più rispettosa dei temi che sono sul tappeto (il rispetto dei diritti fondamentali della persona con disabilità, sanciti dalla Legge 104 del 1992, la necessità che i sostegni siano definiti ed erogati nella misura necessaria, tenendo anche conto che il sostegno non può essere inteso come “alibi” per un disimpegno complessivo della scuola che deve, invece, tenere conto delle caratteristiche e possibilità di ciascun alunno, eliminare le discriminazioni, ecc.).

Chiedere “chi paga” è sicuramente un modo sbrigativo di affrontare la questione, ma è anche, oggettivamente, quello che tutti si stanno chiedendo, tenendo conto che le risposte ad oggi disponibili sul sito della regione (facciamo riferimento alle risposte che la regione pubblica nella rubrica delle FAQ) non sono nè chiare né tranquillizzanti. Si legge nella risposta: “…il sistema – la piattaforma allestita da R.Lombardia per gestire l’accesso ai sostegni - attribuisce un monte ore aggiuntivo già determinato – quante ore? sono concesse in quantità uguale per tutti? E se il bisogno fosse superiore o inferiore? La Regione, a seguito dell’attività di monitoraggio - fatta quando, a metà anno scolastico? Da chi? In che modo? Si prevede di coinvolgere l’alunno e la sua famiglia? si riserva di valutare interventi volti ad assicurare un ulteriore aumento del monte ore – quel “si riserva” che significa? in quanto tempo viene svolta la valutazione? e se decide per il no, chi deve intervenire, il Comune? E se il Comune non intende garantire il servizio, cosa può fare l’alunno e la sua famiglia? …e via di questo passo.

Insomma, la domanda “chi paga” significa tutto questo. Significa anche, per noi, rispettare la dignità della persona con disabilità e della sua famiglia, anche nel caso in cui la Regione (dopo il monitoraggio, dopo la valutazione, dopo i tempi di risposta, dopo tante cose) garantisca il monte ore richiesto.

Rispettare i diritti non significa solo erogare quanto richiesto, ma anche evitare che la persona “aspetti e speri”, debba chiedere dieci, cento, mille volte. Significa allestire un sistema che dia certezze, fiducia, tempestività, e non timori e insicurezze. Significa che quella richiesta può anche essere messa in discussione, certo, ma in un sistema che accoglie, prende in carico, cerca insieme alla persona e alla famiglia la soluzione dei problemi, e non in un sistema che alimenta i contenziosi, o peggio, induce il cittadino al silenzio. Questo, soprattutto questo, è rispetto dei diritti.

In tal senso, la risposta che il Consigliere Rolfi ha dato attraverso le pagine del Giornale di Brescia ci rassicura, così come, per altre iniziative e interventi rivolte alle persone affette da autismo, ci rasserena sapere che la Regione “farà la sua parte”.

 

In allegato:

  • linee guida regionali;
  • letera ledha luglio 2017;
  • lettere al Direttore "Giornale di Brescia";
  • FAQ Regione Lombardia;
  • articolo ANCI 24/7/2017.

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